
Grazie agli scambi commerciali che i mercanti veneziani hanno intrattenuto nel corso dei secoli con i paesi più lontani, dal nord Europa all'Estremo Oriente, la cucina ha potuto arricchirsi dei gusti e dei sapori provenienti dai 4 angoli della terra. E così le spezie che nel resto d’Europa vennero utilizzate prevalentemente per conservare i cibi, quì assunsero un’importanza rilevante, modificando il sapore dei cibi e creando piatti nuovi che ancora oggi rimangono saldi nella tradizione della città e della regione.
La pietanza che più rappresenta questo fortunato connubio tra i prodotti locali e i gusti dell’Oriente è il “saor”, un modo di cucinare le verdure la carne e ovviamente il pesce lagunare; famose le
"sardine al saor”: sardine fritte ricoperte di un sughetto fatto di cipolle appassite nell’olio e aceto, pinoli e uva passa rinvenuta nel vino.
Il pesce lagunare e dell’alto Adriatico sono immancabili sulle tavole veneziane: polipi, capesante, granseole e seppie, anguille rombi, moscardini e cefali. Dalle sogliole alle orate fino al pesce azzurro che caratterizza i nostri mari alla base ti tanti antipasti tipici.
Il baccalà o stoccafisso, giunto alla tradizione veneta dai mari del nord Europa hanno prodotto uno dei piatti più rinomati : il
"baccalà mantecato", una crema composta di pezzi di baccalà (rinvenuto nell’acqua corrente) frullato con olio di oliva, semi d’arachide e aglio.
Naturalmente il pesce e l’agrodolce non sono i soli protagonisti della cucina locale, almeno altri 3 elementi la caratterizzano: il riso, giunto dal mondo arabo, la polenta dai cereali arrivati dall’America nella metà del ‘500 e i fagioli.
La cucina veneta generalmente non è infatti caratterizzata da sapori forti, per questo troviamo con facilità questi elementi poveri e genuini.

Tra i tanti risotti che si possono ricordare i
"risi e bisi" rappresentano ina delle minestre più conosciute. Si prepara soffriggendo in unpò di burro e olio di oliva un trito di cipolla e aglio aggiungendo pochi minuti dopo i piselli freschi. Aggiunto il riso si cuoce tutto in abbondante brodo e ultimando con un pizzico di pepe e abbondante parmigiano. Un altro piatto di origine contadina diffusissimo in tutto il nord Italia e particolarmente indicato nelle fredde sere di inverno è la
“Pasta e fagioli”. Preparato il soffritto di carota, cipolla, sedano e alloro si aggiungono i fagioli freschi insieme a un osso di prosciutto. Fatto bollire si passa al setaccio escludendone solo una piccola parte da aggiungere interra alla fine insieme alla pasta, preferibilmente piccola.
Non manca poi la carne, soprattutto la cacciagione e in generale gli animali bipedi come oche, polli, anatre e piccioni. Famosissima la
polenta e “osei” (uccelli), una prelibatezza forse insolita ai più: gli uccellini (come allodole o tordi) sono cucinati allo spiedo sul fuoco del camino o in padella con pancetta e salvia e serviti con il loro intingolo su uno strato di polenta calda.

Il
“fegato alla veneziana”, famoso in tutto il mondo chiude questo breve scorcio sulle pietanze che si possono gustare in laguna: fettine di fegato di vitello cucinate in abbondante cipolla fatta precedentemente imbiondire e servito accompagnato da polenta abbrustolita.
Come dimenticare i dolci di Venezia, se poi vi trovate nel periodo di Carnevale potrete assaggiare il dolce per eccellenza: la
“fritola veneziana” o frittella, talmente famosa che nel ‘600 vide nascere l’arte dei “fritoleri”, una vera e propria corporazione che riuniva i produttori di frittelle garantendone la successione da padre in figlio per un paio di secoli. I dolci, fatti con uova, farina, zucchero, uvetta e pinoli, vengono ancora oggi fritti in olio e burro e cosparse, una volta pronte con zucchero a velo. Altro dolce tipico ormai del Carnevale di tutta Italia i
“galani” conosciute più comunemente col nome di chiacchiere. Vengono fatti tirando col mattarello una sfoglia con uovo, farina, burro e zucchero, qualche goccia di anice e poco sale. Tagliata a pezzi e bucherellata per favorire il formarsi delle piccole bollicine in superficie, si frigge e si ricoprono i pezzi pronti con zuccheroa velo.
Altri dolci sono i
“golossesi” dolcetti da intingere nello zabaione o nel malvasia, gli
“zaeti” fatti con farina di mais e uvetta, il
“pan del doge” un tipico dolce di pasta frolla con uvetta, mandorle, nocciole, pinoli, cacao e vino bianco veneto.